“Se vogliamo cambiare i sentimenti è necessario prima di tutto modificare l’dea che li ha prodotti, e riconoscere o che non è corretta in sé, o che non incide sui nostri interessi”
Paul Dubois
Cos'è La Psicoterapia Cognitivo Comportamentale?
La psicoterapia è un percorso di trattamento dei disturbi psicologici, di diversa natura e severità, che si realizza in una serie di incontri con un professionista sanitario, psicologo o medico, con un’adeguata formazione specialistica post-lauream, riconosciuta dal MIUR.
E’ indicata per portare al cambiamento di modalità emotive, cognitive, relazionali e comportamentali vissute dal soggetto come problematiche e quali fonte di sofferenza. Tali modalità disfunzionali, instaurandosi in modo rigido e automatico, possono alimentare circoli viziosi che non solo mantengono la sofferenza nel tempo, ma rischiano di ostacolare in modo significativo il benessere e il funzionamento personale, relazionale, lavorativo o scolastico, dando luogo anche a sintomi che limitano o modificano il comportamento. Un trattamento psicoterapeutico può restituire al soggetto il senso e il significato del proprio funzionamento, rendendo esplorabili modalità più adattive, in una cornice di sostenibilità soggettiva.
La Psicoterapia Cognitivo Comportamentale (TCC) è una psicoterapia sviluppata negli anni ’60 da A.T. Beck e oggi adottata nella pratica clinica da buona parte degli psicoterapeuti in Europa e nel mondo.
La Terapia Cognitivo Comportamentale è una terapia adatta al trattamento individuale, di coppia e di gruppo, e funziona a prescindere dal livello culturale, la condizione sociale e l’orientamento sessuale; è validata empiricamente sia con adulti che con bambini e adolescenti.
“Qual è il modello teorico alla base della terapia cognitivo-comportamentale"
In aggiunta ai riferimenti classici del comportamentismo, la Terapia Cognitivo Comportamentale si basa sul modello cognitivo, che ipotizza che le emozioni e i comportamenti delle persone vengono influenzati dalla loro percezione degli eventi. Non è la situazione in sé a determinare direttamente ciò che le persone provano, ma è piuttosto il modo in cui la interpretano.
All’origine dei disturbi vi è, dunque, un modo distorto di pensare, che influenza negativamente l’umore e il comportamento.
La Terapia Cognitivo Comportamentale aiuta le persone a identificare i propri pensieri disfunzionali, ad esempio quelli angoscianti, e a valutare quanto siano realistici.
Mettendo in luce le interpretazioni errate e proponendone delle alternative – ossia, delle spiegazioni più plausibili degli eventi – si produce una diminuzione quasi immediata dei sintomi.
Infatti, una valutazione realistica delle situazioni e il cambiamento del modo di pensare producono un corrispondente miglioramento dell’umore e del comportamento. Per ottenere però un risultato a lungo termine è necessario modificare le credenze disfunzionali sottostanti attraverso l’addestramento dei clienti a queste abilità cognitive.
Le interazioni dei soggetti con il mondo e con le altre persone li portano a maturare alcuni convincimenti attraverso l’apprendimento – le loro credenze – che possono variare in esattezza e funzionalità. Attraverso la Terapia Cognitivo Comportamentale le credenze disfunzionali possono essere “disimparate” e possono essere apprese e sviluppate nuove credenze più realistiche e funzionali. In sintesi, la Terapia Cognitivo Comportamentale agirà sui pensieri automatici (che sono il livello cognitivo più superficiale: i pensieri e le immagini distorte che attraversano in maniera rapida e incontrollata la mente di una persona di fronte a certe situazioni specifiche e ne condizionano negativamente l’umore), le credenze intermedie (opinioni, regole e assunzioni disfunzionali) e le credenze di base (che costituiscono il livello più profondo: sono globali, rigide e ipergeneralizzate e vengono apprese durante l’infanzia e l’adolescenza).
Nella figura seguente viene esemplificata l’interazione dei tre livelli cognitivi:

Beck spiega questo concetto ai pazienti nel modo seguente:
“Uno degli obiettivi della terapia è aiutarvi ad apprendere nuove modalità di affrontare i problemi. Cosi, appena i problemi verranno fuori, voi potrete applicare le formule che avrete imparato. Per esempio, quando avete imparato l’aritmetica voi avete semplicemente appreso le regole fondamentali. Non è stato necessario imparare ogni singola possibile addizione e sottrazione. Una volta appreso il meccanismo di base delle operazioni lo potevate poi applicare a qualsiasi problema aritmetico.”
Il senso di sicurezza che prova la soluzione di un problema, spesso ispira il paziente ad affrontare e risolvere altri problemi che ha a lungo evitato. Cosi, il frutto di una terapia efficace non è solo la liberazione del problema originario, ma un cambiamento psicologico globale che prepara il paziente a raccogliere nuove sfide (Beck 1984).
La psicoterapia cognitivo comportamentale, dunque, è stata definita dai primi cognitivisti (Ellis, 1962) “psicoterapia attivo-direttiva”, partendo dal presupposto per cui l’essere umano è “costruttore attivo della propria realtà”, nonché artefice della propria sofferenza e conseguentemente del proprio benessere; egli assume un ruolo centrale all’interno del processo terapeutico, in cui lo psicoterapeuta funge da facilitatore, che in maniera attiva e direttiva segue ed indirizza il paziente verso un processo di cambiamento sperimentato nel corso della terapia.
Il fare, l’agire, il seguire le prescrizioni del terapeuta, permettono al paziente di acquisire maggiori capacità operative di fronteggiamento delle situazioni problematiche che lo disturbano.
E' indicata per...
Numerosi studi hanno dimostrato che la Terapia Cognitivo Comportamentale è efficace nel trattamento di una vasta gamma di disturbi psicologici:
• la depressione
• l’ansia e gli attacchi di panico
• il disturbo ossessivo-compulsivo
• le fobie
• i disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, obesità psicogena)
• le forme di stress post-traumatico (trauma emotivo e fisico/sessuale)
• i disturbi del sonno
• i disturbi da dipendenza da alcool, droghe, affettiva, sessuale e da internet
• le disfunzioni sessuali
• i problemi di coppia
• i disturbi di personalità
• il disturbo bipolare e la schizofrenia (combinata alla somministrazione appropriata di farmaci)
“Di cosa si tratta? Come si svolge?”
Le prime sedute sono dedicate ad approfondire la conoscenza dei problemi del cliente e alla costruzione della relazione terapeutica; in questa fase di anamnesi (assessment cognitivo e comportamentale), oltre al colloquio clinico, possono essere impiegati test psicodiagnostici. Quando il caso e la diagnosi clinica saranno definiti, il terapeuta spiegherà i principi teorici e le finalità della terapia, le tecniche che verranno utilizzate, nonché i tempi, i costi e le probabilità di successo della terapia, per quanto possibile. Si delineerà un progetto terapeutico, con gli obiettivi da perseguire in virtù dei problemi esplicitati dal cliente e coerenti con le sue aspettative.
Si procederà, poi, con l’intervento terapeutico, in un clima di fiducia e di orientamento positivo al cambiamento. Nella parte terminale della terapia, in cui la persona percepirà di sentirsi meglio, la frequenza delle sedute potrà essere diradata nel tempo fino alla conclusione. Potranno poi seguire delle sedute di richiamo (follow-up) a tre, sei e dodici mesi dalla conclusione della terapia.
“Quanto dura?”
La durata della terapia dipende dalla gravità del problema e dalla motivazione del cliente: può accadere che si esurisca in un periodo molto breve, appena sei-otto sedute, oppure durare alcuni mesi o, in casi sporadici, più di un anno.
“Si assumono farmaci?”
L’uso appropriato di psicofarmaci non è escluso nella Terapia Cognitivo Comportamentale, anzi, per alcuni disturbi specifici, la terapia risulta più efficace se associata all’assunzione di farmaci; questo dipende dalla natura e dalla gravità del disturbo lamentato dal cliente. In alcuni casi, il terapeuta potrà ritenere utile un consulto psichiatrico, o di altri professionisti, con cui eventualmente si potrà valutare l’assunzione di terapia farmacologica.
“Capirò se sta funzionando?”
La maggior parte delle persone che si sottopone a un trattamento terapeutico sperimenta un miglioramento già entro le prime tre-quattro settimane dall’inizio della terapia, a condizione che frequenti le sedute con motivazione e si impegni con costanza nei compiti a casa. I benefici della terapia potranno essere verificati attraverso la somministrazione periodica di alcuni test finalizzati a misurare lo stato emotivo del cliente.
Con le parole di Kristeva:
“La psicoterapia è uno dei modi di ritessere la tela della propria vita alla presenza di un ascoltatore attento“
cit. in Mucci C., Trauma e perdono, 2014, Cortina, p. 212
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